14/02/2017

Vendetta, soprusi e odio nella nuova saga Pandemonium

Un regno sterminato in cui convivono razze diverse, pronte a darsi battaglia per una supremazia tanto agognata, quanto portatrice di sangue e violenza. Due gemelli, Nefos e Faidros, costretti a vivere nella menzogna e nell’inganno. Un mondo in cui magia, stregoneria e sortilegi regnano incontrastati e la vendetta è all’ordine del giorno. Primo romanzo della saga fantasy Pandemonium, Il vaso d’insetti è un romanzo che non passerà inosservato ai cultori del genere. Abbiamo chiesto alla sua autrice, Rebecca Panei, di parlarci in maniera maggiormente approfondita della sua opera.


Da dove nasce l’idea di questa saga dalle tinte rosso sangue e vermiglie? Quale la spinta che l’ha portata a realizzare Pandemonium - Il vaso d’insetti?
Sono sempre stata appassionata di guerre, complotti e intrighi, ma prima di aprirmi al fantasy, con le sue possibilità pressoché illimitate, non avevo mai trovato una dimensione letteraria in cui sviluppare appieno questi temi; soprattutto non aggiungendovi anche la stregoneria, mia altra antica passione. A stuzzicarmi molto, spingendomi verso la prima stesura della saga, è stato questo famoso aforisma: “Nell'Italia, sotto i Borgia, ci sono stati complotti, tradimenti, veleni, guerre fratricide, violenza e instabilità. E intanto hanno dato vita al Rinascimento. In Svizzera secoli e secoli di pace duratura... e cosa hanno creato? Gli orologi a cucù”.

Pur essendo un fantasy, la sua opera parla di vendetta, di personalità scisse, di soprusi imposti da retaggi culturali, di sprezzo e odio verso razze ritenute minori. Insomma, dietro la facciata di romanzo irreale, cela accenni di una realtà disumana, quanto feroce…
Amo il fantasy, ma lo amo di più quando non è l’ingrediente principale, bensì una spezia. Una patina di fantastico che nasconde un crudo realismo in tutte le sue sfaccettature. Non penso che il mondo sia un gran bel posto e chi lo abita spesso è ancora peggio. Inevitabilmente ciò traspare dai miei lavori, sebbene, allo stesso tempo, proprio per questo io ami in modo particolare i valori di onore, lealtà e coraggio.
In tal senso i miei lavori preferiti, che rispecchiano appieno questo ideale di fantasy, sono Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin e, in ambito fumettistico, Berserk di Kentaro Miura.

In che modo si evolverà la saga? Quali sono i personaggi che acquisteranno sempre maggior spessore all’interno della vicenda?
Il primo, grosso troncone della serie, troverà conclusione nel quarto volume, con la fine della grande guerra di cui si accenna nel primo libro e che si evolverà in quelli successivi. Dopo d’allora si entrerà in un’altra fase della storia su cui non faccio anticipazioni. I personaggi principali rimarranno re Elijah e la regina Corinna, i due gemelli Faidros e Nefos, e la principessa Abathes. Questi sono predominanti su tutti. Ma sono numerosi i personaggi che hanno comunque un’importanza stabile nella trama, alcuni dei quali compaiono sin dal primo volume mentre altri lo faranno successivamente.

L’amore per il genere traspare in ogni riga del suo lavoro. Quali sono stati gli autori che l’hanno maggiormente influenzata e che hanno segnato in maniera indelebile il suo immaginario?
Complice mia madre, a cui il fantasy non ha mai ispirato alcuna simpatia, da bambina il mio contatto con il genere è stato molto sporadico. Lessi con piacere La storia infinita di Michael Ende e la saga di Harry Potter, ma per lo più avevo accesso a un’inesauribile biblioteca di libri classici, storici, gialli e horror. Quest’ultimi in modo particolare. In effetti, i miei conoscenti di vecchia data sono tutti sorpresi che non sia diventata una scrittrice dell’orrore.
Poi intorno ai vent’anni ho vissuto un periodo difficile, ombroso. Ed è stato allora, quasi per caso, che mi sono ritrovata tra le mani i volumi della trilogia di Dragonworld, di Margaret Weis. L’autrice è più famosa per essere la co-creatrice della saga di Dragon Lance, ma è stata questa trilogia a farmi scoprire per la prima volta quanto il Fantasy abbia l’eccezionale potere di risollevare gli animi. Tutti i libri ce l’hanno, di questo ne sono sempre stata convinta, tuttavia è il fantastico che più di ogni altro genere può trascinare il lettore in un altro mondo.

Parliamo dei suoi progetti letterari nel cassetto… 
Il mio cassetto, metaforicamente parlando, straborda di progetti al punto di non poterlo chiudere.
Rimanendo sul Fantasy, oltre all’ovvia lavorazione di Pandemonium, sto sviluppando un romanzo in chiave comica su un principe costretto dal padre a salvare una donzella come ogni eroe su cavallo bianco che si rispetti. Quindi una raccolta di racconti principalmente sul sovrannaturale e un libro di vampiri, a metà tra l’umorismo nero e l’horror. Una trilogia di avventura con lievi sfumature fantastiche, i cui primi due libri sono già conclusi. Un romanzo romantico di formazione e uno romantico di distruzione, come sono solita chiamarli: ossia uno in cui l’amore accompagna i due personaggi attraverso la reciproca maturazione, l’altro dove l’amore è tossico per entrambi. Un libro introspettivo, dai ritmi piuttosto lenti. Due romanzi storici: uno sull’Umiliazione di Canossa (Italia anno mille) e uno sulle Guerre Puniche (Antica Roma, pieno periodo repubblicano).
Infine mi ha sempre intrigato la possibilità di scrivere un giallo classico, alla Agatha Christie. Purtroppo mi limita il lieve dettaglio che le mie capacità deduttive siano pari a zero. Vorrei creare un detective brillante, ma non sono capace neppure di indovinare il colpevole nei misteri de Il detective Cane sulla settimana enigmistica per bambini. Però non rinuncio all’idea, per quanto al momento sia quella stipata nel fondo del cassetto.

 

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