16/01/2017

L'intervista a Carlo Di Biagio autore di Acquarenze

Dopo Un calice di vento, Carlo Di Biagio torna con una struggente carrellata di brevi frammenti poetici con Acquarenze, in cui cerca, riuscendoci, di cristallizzare sentimenti, emozioni, stati d’animo vissuti e poi ricomposti nella sintetica brevità della poesia.
Una poesia ricca di nuance, mezzi toni, sfumature in cui l’autore esprime tutta l’insostenibile leggerezza dell’essere e filtra i sentimenti più minuti, quanto gli smarrimenti più abissali. Abbiamo chiesto a Carlo Di Biagio di parlarci in maniera più approfondita della sua opera e del suo percorso narrativo.


Partiamo dal titolo. Da dove nasce l’idea di questo neologismo?
Ogni mia raccolta di poesie realizzata a tutt’oggi contiene parole inventate, fuse tra loro, rigirate, per il semplice gusto di uscire un attimo dagli standard, dalle mode e dalla routine della società odierna. Una sorta di fuga… di aria nuova che dia forza e lasci divertire, magari anche restando seri. Ma lentamente, senza affanni, né fretta così come l’acqua del mare o di un fiume, se la si osserva con calma, lascia vedere la sua anima attraverso ogni sua trasparenza.

Rispetto alla sua precedente raccolta poetica, Un calice di vento, in che modo hanno cambiato pelle le sue composizioni?
Non saprei dire con esattezza, anche perché cosa vuol dire “cambiare pelle”? Tutto oggi è diverso da ieri e da domani, cambia la luce, il tempo, il modo di vedere le cose e di sentire, ma ritengo che la struttura caratteriale di ciascuno di noi rimanga sempre la stessa. Nello stesso calice… l’alito di venti mutevoli che soffiano e solleticano il mio desiderio di scrivere. Se vogliamo, nodo e fonte di ispirazione sostanziale delle mie poesie, è spesso l’immagine fotografica da me realizzata che rivedo e rileggo in tempi diversi.

Acquarenze è una raccolta composta di 30 poesie, in cui lei cerca di descrivere momenti vissuti e le emozioni ad essi collegate. C’è un componimento che, secondo lei, è riuscito meglio di altri a far “passare” queste emozioni?
Difficile scegliere, come quando ti si presentano dieci pietanze o dieci colori dei quali non vorresti lasciarne fuori alcuno. Tuttavia, per affinità con il titolo, in quanto ispirata da una mia fotografia realizzata osservando i riflessi delle acque di un porto di mare, “Totò tra le barche” potrebbe suscitare quelle emozioni che ho tentato, scrivendola, di far affiorare. Emozioni disegnate sull’acqua, di risate e malinconica realtà….

Quali sono gli autori a cui si ispira? Quali poeti hanno segnato maggiormente la sua vena poetica?
Rifacendomi alla precedente risposta, recentemente ho letto alcune poesie di Totò, tra le quali La livella che mi ha decisamente impressionato per la semplicità del suo profondo messaggio.

Ha mai pensato di cimentarsi in un romanzo? O crede che resterà sempre nel solco del componimento poetico?
Si, ci ho pensato diverse volte e ho già provato “in piccolo” a scrivere qualcosa, cimentandomi in alcuni racconti di viaggio che ovviamente sono ben diversi dalla elaborazione di un romanzo, sicuramente più impegnativo. Per il momento, tuttavia, penso che resterò nell’ambito del componimento poetico anche perché le riflessioni e la curiosità nell’osservare quanto mi scorre davanti rappresentano effettivamente per me una grande fonte di ispirazione poetica.

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