23/12/2016

Un diario alcolico ed etilico tutto da bere

"Merda!" Questo è uno dei vocaboli che Janis, una trentenne infantile ed impulsiva, si ritrova spesso ad esclamare all'interno di questo suo diario.
Scrivere per tenere traccia dei suoi errori e riflettere sulla sua disastrosa esistenza; questo è il consiglio che la sua esasperata psicologa le ha dato.
Un romanzo in forma di diario in cui Janis, la trentenne protagonista, racconta le sue giornate all'analista che la ha in cura. Fumatrice e bevitrice accanita, refrattaria ad un'idea di famiglia e procreazione, la Janis che ci ha regalato Clarissa Tornese con il suo "Diario di una squilibrata" è un personaggio che non lascerà indifferenti i lettori. Abbiamo chiesto a Clarissa di parlarci meglio della sua opera. Un'opera irriverente, sboccata, anticonformista e, lasciatecelo dire, divertentissima.


Nella prefazione lei ci assicura che nessun elemento autobiografico è presente nella figura di Janis. Eppure non ne siamo completamente convinti. Veramente nessun tratto l'accomuna a questa eroina dei nostri giorni?
Ops... si capisce così tanto? Scherzo, torno seria (almeno per qualche attimo). Allora, diciamo che i tratti che ci accomunano sono la perenne distrazione, il disordine (mentale e materiale), qualche birra di troppo e la propensione a cacciarsi nei casini. Per quanto riguarda il resto ho una meravigliosa relazione sentimentale che dura da 9 anni, due splendidi genitori affettuosi e presenti ed inoltre ho ancora la patente (cosa che Janis, nel libro, perde disastrosamente).
La maggior parte degli episodi stravaganti che la protagonista si ritrova ad affrontare provengono da fatti realmente accaduti ad amici e conoscenti: pozzi senza fondo di spunti tragicomici.

Come accade in ogni commedia che si rispetti il lato comico della vicenda nasconde un sapore agrodolce, un retrogusto amaro in cui la malinconia fa capolino. Cosa ne pensa?
Certo, è ciò che amo di più della vita; quel sottile velo nero che certe volte rende i momenti indimenticabili, anche se lì per lì spesso non siamo in grado di comprenderne la "poesia". Ma pensate che noia se le nostre giornate fossero solo pagine rosa ricoperte di zucchero! Niente è più dannoso di un picco glicemico, ci vuole equilibrio in tutto. Non so voi, ma i momenti che io ricordo meglio, i più forti ed intensi, sono proprio quelli felici-tristi: salutare un amico che ha trovato il lavoro dei suoi sogni all'estero, cambiare casa, partire e tornare, lasciarsi e ritrovarsi per poi lasciarsi ancora, amare fino a star male, o odiare fino a star bene. Vi suona familiare? Per quanto riguarda il libro ho cercato di riassumere tutto questo in un personaggio che affronta in maniera goffa la sua esistenza pur credendosi estremamente furba, una vera dura a cui la vita non ha niente da insegnare, ma che alla fine altro non è che una ragazzina paurosa.
E spesso cosa si fa quando non si vogliono affrontare le situazioni che spaventano? Si beve, e come gli struzzi si sotterra la testa sotto la sabbia, rimandando il problema a domani, preferendo la triste staticità all'elettrizzante cambiamento. Credo che nella vita sia sempre necessario cambiare, ed anche se spesso nel cambiamento si nasconde la sofferenza, in essa si può trovare la forza di sorridere sapendo che domani, forse non sarà migliore, ma certamente sarà diverso.

La storia è ambientata a Roma, un città che lei dipinge sempre con toni di ammirazione e amore incondizionato. Possiamo dire che in questo diario trova posto l'idealizzazione della sorrentiniana "grande bellezza"?
Diciamo che Roma fa questo effetto, è come una droga, una volta che la si sperimenta è difficile farne a meno. è una città che lascia frastornati e confusi, ti inquina i polmoni ed il cuore con le sue polveri sottili finché non sei più in grado di ragionare lucidamente. La si ama e si odia, la si vuole ma allo stesso tempo si teme; una dolce tossicodipendenza in salsa cacio, pepe e traffico. Ci sono momenti in cui uno vorrebbe scappare nel paesino più sperso e remoto della terra pur di non vedere più il caos romano, seguiti da momenti altrettanto intensi in cui ci si rende conto che non esiste nessun posto altrettanto magico e seducente come Roma.
è disorganizzata, trascurata, a tratti sporca, piena di cafoni, affollata, caotica, senza regole, male amministrata, con una metro schifosa, piste ciclabili inesistenti, trafficata, maltrattata, rumorosa, snervante... solo che mentre ti incazzi in mezzo al traffico pensando a tutto questo magari ti ritrovi su Ponte Umberto I, ti volti, ed ecco lì il biondo Tevere sovrastato da un roseo tramonto mozzafiato con San Pietro come sfondo, e pensi che mai riusciresti a vivere o morire in nessun altro luogo: questa è Roma.

Il sesso, nella sua opera, è vissuto con divertita incoscienza, estremo appagamento e sublime disinvoltura. Cosa può dirci in proposito?
Ho un bel po' di cose da dire in proposito, ad incominciare dal fatto che trovo che il sesso in Italia sia un argomento disgustosamente tabù, come se fosse qualche cosa di cui ci si deve vergognare, in particolar modo la donna. Stupisce sempre tanto infatti quando quest'ultima parla liberamente del sesso, a dimostrarlo il fatto che mi è stata posta questa domanda.
Uno dei motivi principali per cui il sesso viene ritenuto un argomento spinoso, soprattutto nel nostro Paese, lo si può trovare all'interno di quelle alte mura contenenti il più piccolo, ma anche il più potente, stato del mondo: il Vaticano.
Quest'ultimo incombe sull'intero stivale con una grigia nube bigotta, capace di governare azioni e menti di tanti. La stragrande maggioranza della popolazione si sente sempre osservata e giudicata, è come avere l'Orwelliano occhio del Grande Fratello sempre puntato addosso. Ciò a cosa porta? A mentire sia a se stessi che agli altri. Da una parte la donna, vittima innocente di un mondo pesantemente maschilista, è da secoli costretta a dare un'immagine di se estremamente arcaica, dall'altra l'uomo è alla perenne ricerca di una donna che, materialmente, non esiste. Basti pensare che la maggior parte delle donne mente sul numero di uomini con cui è stata, ma c'è di peggio, quest'ultima è ormai abituata a fare dei calcoli estremamente cervellotici pur di incastrare l'uomo che ha puntato. Vi faccio un esempio pratico: se una donna vuole conquistare un uomo, difficilmente ci andrà a letto la prima sera, lo farà aspettare un paio di settimane, se è brava anche di più.
Nel mentre magari andrà a letto in gran segreto con qualcun altro, ma non con l'uomo che le interessa veramente. Perché? Perché non vuole dare l'idea di essere una "facile".
Se rigiriamo la cosa, vedremo dall'altra parte un uomo che, contento di aver conosciuto una donna seria, la venererà come fosse la Madonna, senza avere il benché minimo sentore dell'inculata - passatemi il termine - che sta prendendo. Questo è lo schema classico che avviene la maggior parte delle volte. Riassumendo, il sesso in Italia si riduce ad essere nient'altro che una serie di meschini giochetti volti ad ingannare il partner per poi poter entrare in chiesa a testa alta. 
Sono del parere che le cose, piano piano, stiano cambiando, ma è ancora lunga la strada da fare per arrivare ad una totale parità dei sessi.

Sex, drugs and rock and roll: la sua Janis è un omaggio irriverente e sboccato alla flower power generation degli anni '70, quasi una figura anacronistica rispetto ai trentenni di oggi. Pensa che gli ideali della controcultura di quegli anni abbiano ancora senso oggi, soprattutto in una società che erge a modelli quanto di più distante dall'età dell'acquario?
Ammetto di ammirare profondamente gli anni '70, forse perché sono del segno dell'acquario, ma anche grazie ad alcuni affascinanti racconti dei miei genitori. Mi sono innamorata col tempo della cultura hippy di quegli anni e provo una certa nostalgia pur non avendoli vissuti, soprattutto se penso ai grandi autori appartenenti alla beat generation, il rock psichedelico nato ai tempi e l'esplosiva rivoluzione sessuale dell'epoca.
C'era davvero tanta energia ed entusiasmo, erano tutti alla febbricitante ricerca di se stessi. Diciamo che se guardo ai valori di oggi mi viene un po' di tristezza, sarà per questo che mi sento un pesce fuor "dall'acquario" alcune volte. Esattamente come Janis, che nel libro è la figlia di un'hippy scoppiata, ma che nella realtà non ha alcuna aspirazione, valore o direzione, ed è proprio questo che la porta a perdersi. La protagonista del mio libro in parte rispecchia quello spicchio di società odierna che non riesce a trovare appiglio in nulla: in un'ideale, in un sogno o in uno scopo, diametralmente opposta, quindi, a ciò che avveniva negli anni '70. All'epoca c'era una spasmodica, isterica ed estrema ricerca di libertà, oggi ciò che vedo e vivo intorno a me è un altrettanto spasmodica, isterica ed estrema ricerca di celebrità.
A mio avviso la società di oggi basa le sue fondamenta su selfie, followers ed hashtag, lotta con le unghie e con i denti per apparire, anche solo per un secondo, come se in quell'attimo di finta fama si potesse racchiudere la felicità. C'è gente che vive una vita palesemente fallimentare, ma si sente appagata perché è piena di amici che non vede mai su Facebook e riceve 3000 "mi piace" per una foto o un video, fregandosene altamente se ciò che condivide può ferire o indignare qualcuno.
Mi sembra di assistere giornalmente ad una ridicola guerra le cui armi sono conformismo spicciolo e ostentazione del niente, il premio è un trono fatto di misera "fuffa" e superficialità coatta.
Gli ideali della contro cultura hanno senso oggi? Purtroppo no; negli anni '70 si sventolava con fierezza la bandiera della pace, oggi invece svetta alta ed indisturbata la bandiera dell'esibizionismo.

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