14/11/2016

La vera storia, che è ormai leggenda, di colui che diventò un artista del narcotraffico mondiale

Lushi Kaja lascia ancora ragazzo il proprio paese in cerca di fortuna.
Crescendo, si troverà inconsapevolmente immerso dentro il pericoloso mondo del narcotraffico internazionale.

Ci sono romanzi che per la loro intrinseca potenza riescono a delineare un mondo, dei personaggi, degli ambienti e delle situazioni capaci di colpire il cuore del lettore. La storia che Qani Kelolli e Nazareno Caporali narrano in Nato per arrivare lontano, è di quelle che non si dimenticano. In primis perché è la storia, vera, di Lushi Kaja, giovane albanese che, lasciata da giovanissimo la sua città natale, approda in Italia, divenendo in poco tempo, uno dei più importanti, quanto pericolosi, esponenti del narcotraffico mondiale. In secondo luogo perché gli autori hanno narrato questa vicenda dall'interno del carcere dove erano detenuti.
Quindi la loro opera trasuda, in ogni singola pagina, la realtà carceraria che, nel bene e nel male, li ha irrimediabilmente segnati.
Abbiamo chiesto di parlarci della loro opera e della loro storia, un'incredibile epopea criminale che, ne siamo certi, si rivelerà un clamoroso caso editoriale.


Avete scritto il vostro romanzo all'interno dell'istituto penitenziario in cui siete detenuti. Quindi, in un certo qual modo, dalle pagine della vostra opera traspare un senso di verità lancinante e di estremo realismo che mozza il fiato. Vorremmo sapere da entrambi quale è stata la molla che vi ha spinto a cimentarvi in questo lavoro e, se volete raccontarcelo, le cause che vi hanno portato a passare alcuni anni della vostra esistenza in carcere.
Entrambi siamo stati condannati ad una lunga detenzione ed io, Nazareno Caporali, sconto una pena all'ergastolo. Prima di questa tragedia ero un commercialista apprezzato e manager presso un'importante azienda. Quando sono stato arrestato, la mia vita è stata stravolta: avevo perso tutto, perfino i miei figli, i quali non mi era più permesso di rivedere né contattare.
L'alternativa era lasciarmi andare o cercare di reagire impegnandomi in un serio percorso su me stesso e di critica profonda. Così ho iniziato a leggere migliaia di libri e sono riuscito a prendere la seconda laurea in Psicologia. Fu nella biblioteca del Carcere dove studiavo che ho conosciuto Qani, anche lui allora studiava ragioneria e successivamente laureando alla Accademia delle Belle Arti di Brera. Qani, affidato ai Servizi Sociali - dopo aver passato anni dentro, accusato per traffico di stupefacenti - mentre io ho ancora una pena lunga da scontare.
Condividendo le nostre esperienze abbiamo scoperto di avere le stesse passioni ed una profonda voglia di riacquistare la dignità come uomini e, soprattutto, che dovevamo provare a sperimentare su noi stessi la scrittura, come forma di autoterapia. Siamo infatti convinti che l'espressione di Sé aiuti la persona nel suo processo di evoluzione e maturazione. A mio parere, la maggior parte delle persone sono all'oscuro della verità, pertanto non sono a conoscenza di come queste vicende giungono al termine. Per questo preciso motivo ho, o per meglio dire, abbiamo deciso di portare queste verità alla conoscenza di tutti.
Nasce così il romanzo Nato per arrivare lontano, una storia autentica, forte, raccontata con uno slancio ed un'energia che era dentro di noi e doveva essere liberata. Un'impresa che sembrava impossibile per persone nella nostra condizione.

La storia di Lushi, il protagonista della storia, sembra rimandare, almeno inizialmente, alla classica parabola di rise and fall (vertiginosa ascesa e rovinosa caduta) cara al cinema noir americano (Scarface e Carlito's Way su tutti). Ma, nella parte finale, se ne discosta ampiamente, in quanto a Lushi non spetta un finale tragico, ma carico di speranza. Cosa potete dirci in proposito?
Parliamo di film mozzafiato, senza dubbio, ma la mia è una storia vera. è presto a dire che si tratta di un finale colmo di speranza, poiché vi sono continui quanto agghiaccianti colpi di scena.
Il romanzo, nonostante la sua violenza, consegna al lettore un messaggio di riscatto che non deve negare la speranza a nessuno. A chi come Lushi ha vissuto la sua giovinezza lontano da casa, dai propri affetti, in condizioni estreme, non raccontiamo una storia nuova: della forza che consente di sopravvivere anche in mezzo a difficoltà insormontabili, in ambienti ostili, estranei, in cui rimanere tuttavia se stessi, con la propria identità, i propri ricordi e i propri principi...

La comunità albanese, a causa di pregiudizi razziali ma anche per una serie di incresciosi incidenti che l'hanno vista protagonista in negativo, non è molto ben vista in Italia. Non pensate che il vostro romanzo, andando a scandagliare i meccanismi che regolano il narcotraffico albanese, possa contribuire ad ampliare il giudizio negativo già ampiamente radicato nella nostra popolazione?
Ci tengo a precisare che non c'è nessun motivo di aver paura nel dire la propria opinione. Si sa che i mass-media e buon parte della popolazione, spesso vengono influenzate da notizie negative, ma ormai questa è una consuetudine della quale siamo abituati o, in qualche modo, addirittura condizionati. Ovviamente, ci sono stati degli episodi negativi con cui potremmo associare questo pensiero. Ma spesso ci dimentichiamo di persone che hanno lasciato un'impronta indelebile e positiva mondiale.
Abbiamo voluto riportare nel romanzo una storia realmente accaduta che riguardava un ragazzo albanese. Con questo non vogliamo assolutamente condannare un intero popolo a causa delle azioni efferate di alcuni.
Una opinione, se rigidamente precostituita e generalizzata, determina involontariamente una ingiusta valutazione approssimativa. Un po' come viene fatto per gli Italiani all'estero definiti sommariamente come "pizza, mafia e mandolino". Quanto all'Albania dobbiamo ricordare e riconoscere a questo meraviglioso Paese di aver donato all'umanità straordinarie figure.
Tra le più celebri, possiamo ricordare Madre Teresa di Calcutta o Giorgio Castriota, o ancora il grande Skanderbeg. Egli difese l'Albania e i suoi valori morali e religiosi cristiani dall'invasione turca, per tale motivo ottenne da Papa Callisto III gli appellativi di "Atleta di Cristo" e "Difensore della Fede". Tutt'oggi è considerato l'eroe nazionale dell'Albania e degli albanesi.

Gomorra, Suburra, Romanzo Criminale, I soprano, Narcos: negli ultimi anni le gesta di chi detiene il potere criminale ha avuto una presa sull'immaginario collettivo impressionante, in molteplici ambiti multimediali. Pensate che il vostro lavoro potrà essere baciato dalla stessa fortuna dei titoli sopra citati?
Spesso l'essere umano associa una persona ad una etichetta basandosi solamente sulla sua provenienza, innamorandosi di un modello poco raccomandabile. è proprio questa la società di oggi. Non voglio assolutamente che le persone trovino qualcosa da imitare nel nostro racconto. Bensì, se si legge con attenzione, il romanzo parla di ben altro: di come bisogna allontanarsi da certe scelte nella vita. C'è una critica e una denuncia velata, dove si inizia, si continua e, naturalmente, si finisce sempre male.
Non vogliamo crearci aspettative anche se non nascondiamo di aver ricevuto tante manifestazioni di apprezzamento da parte di amici o semplici conoscenti che si sono appassionati alla lettura del romanzo. Noi ci sentiamo ampiamente ripagati dalla speranza di fare qualcosa di utile per la società, condannando senza remore la terribile piaga del narcotraffico e tutto quello che vi ruota intorno inesorabilmente.

La storia di Lushi non si conclude e siamo in attesa del secondo capitolo della sua incredibile epopea. Allora vorrei chiedervi a che punto siete con l'attesissimo seguito...
Poiché si tratta di una storia abbastanza lunga, deduco che arriveranno altri quattro o cinque volumi con verità scioccanti, dove si raccontano persone e avvenimenti inimmaginabili, che cercheremo di smascherare e portare all'attenzione dei giovani. Continuerò la storia autonomamente, per motivi organizzativi.
Attualmente, sto concludendo il secondo e il terzo volume, ma ripensandoci... ne avrò parecchio da raccontare! Completando il romanzo con storie forti ed emozionanti, i nostri lettori saranno ampiamente ripagati della fiducia che ci stanno testimoniando.

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