25/11/2015

La terza età ai tempi di "internette"

Parlare di vecchiaia e di giovinezza con il sorriso sulle labbra, analizzandone limiti, idiosincrasie, sfumature, iperboli. Diginonno in Fb, essenzialmente, parla di questo. Del rapporto fra un nonno e un nipote, della voragine generazionale che separa due mondi agli antipodi. Ma non solo. Con l’umorismo che da sempre contraddistingue le opere di Pasquale Aversano (la ricerca del lavoro ne L’odissea sui binari, la fama di notorietà in La capra che campa anche sotto la panca) il romanzo affronta anche l’intrusione delle nuove tecnologie nelle nostre vita, l’onnivora avanzata dei social network, la routine capace di creare crepe nel tessuto famigliare, la paura di restare soli.
Quindi, anche se si ride (e molto), tra le righe si scorge una malinconia, uno spleen, una disillusione sincera per lo scorrere del tempo e la paura di perdere gli affetti più cari. Abbiamo voluto chiedere a Pasquale di raccontarci qualcosa in più sulla sua nuova opera e sui temi affrontati.


L’umorismo e l’ironia sono un elemento preponderante nei tuoi lavori, ma stavolta, sebbene presenti, ho notato una vela di malinconia più marcata del solito. Cosa puoi dirci in proposito?
Ho immaginato la tecnologia con gli occhi di un anziano totalmente estraneo al settore. Quindi per lui questo è un mondo totalmente nuovo, formato da regole che stravolgono il vecchio concetto di società fino a sfiorare la fantascienza. Stringere amicizia con qualcuno che non conosci, vendere oggetti online, videogiocare e quant'altro, sono tutti elementi che portano Enzo a sentirsi una sorta di fossile vivente. Ma, contemporaneamente, ci si rende conto che i valori del passato possono (e devono) sopravvivere, in quanto senza di essi, non ci sarebbe stato il nostro presente.

Il rapporto nonno/nipote è una delle chiavi di volta dell’opera. Per descriverlo hai attinto da tue esperienze personali o tutto è frutto di creativa fantasia?
Ho sempre avuto un ottimo rapporto con mio nonno ma purtroppo non abbiamo parlato molto di tecnologie. Quindi le avventure di Enzo e Ciro sono frutto della mia fantasia.
Mi sono divertito a evidenziare il divario tra le generazioni, causato da un’evoluzione tecnologica sempre più veloce e non sempre intuitiva e pratica (specialmente per chi ha visto nascere i primissimi cellulari e computer).

Enzo, l’anziano protagonista del libro, cerca in tutti i modi di sintonizzarsi con una realtà - quella tecnologica - che non riesce a comprendere e che lo allontana, ancora di più, dall’attualità. Pensi che sia veramente impossibile avvicinare il mondo della terza età a quello internettiano?
Impossibile? Assolutamente no, anzi.
Ci sono moltissimi casi di anziani (alcuni sono diventati delle vere e proprie “star”) che usano il computer in modo intelligente e fruttuoso ben più degli appartenenti alle ultime generazioni.
Riuscire a dare lezioni anche in un mondo non così accessibile, come quello “internettiano”, rende queste persone ancora più preziose e da non sottovalutare.

Un capitolo si schiera apertamente contro la dilagante moda dei sequel cinematografici, sbeffeggiando anche il genere splatter. Quale è il tuo pensiero sulla cinematografia attuale?
Io amo il cinema e sono un assiduo frequentatore di sale cinematografiche.
Negli ultimi anni ho comunque notato un impoverimento dell'immaginario a favore di un riciclo spesso forzato e non sempre utile.
Personalmente, sono del parere che la serializzazione di un prodotto ha senso laddove questi ha ancora qualcosa di significativo da comunicare.
Spremere una saga allungandone il brodo in modo palese solo per cercare di ampliare i propri profitti, è un percorso rischioso e che inizia a mostrare le prime crepe.
Ovviamente questo ragionamento è esteso a tutti i tipi di prodotti seriali, come libri o videogiochi.
Per quanto riguarda invece il genere splatter, il discorso va incentrato sugli effetti speciali.
Questi, per quanto magnifici e sempre più imponenti, rischiano di coprire altri elementi fondamentali come la recitazione e la trama.

L’aspetto più esilarante del romanzo deriva dalle discussioni non-sense tra il nonno e il nipote e, ancora di più, fra il nonno e il suo anziano amico. In questa ultima discussione il surrealismo dialogico raggiunge veramente vette inusitate. Allora vorrei chiederti quali sono nomi tutelari che ispirano la tua comicità...
Ammetto che quando inizio un dialogo mi lascio trascinare. Ritengo sia uno degli elementi più importanti per descrivere il carattere dei personaggi e il rapporto che hanno tra di loro. Molte battute prendono vita mentre le scrivo e spesso non ho idea di come andrà a finire il tutto. Traggo ispirazione dalla realtà che mi circonda, esagerandola fin oltre i propri limiti, divertendomi a scoprire che cosa può succedere.

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