07/05/2015

L'ascesa e la caduta di un rapper incompreso


Pasquale Aversano è un moralizzatore. Ovvero riesce a descrivere la realtà che ci circonda e ad individuarne le storture, analizzandole con ironia, sarcasmo e sferzante corrosività. Se la ricerca di un lavoro si tramutava in un vera e propria apologia dell’assurdo in L’odissea sui binari e la voglia di evasione dal reale si tramutava in incubo in Illusion - 01, stavolta l’autore mira al mondo della musica, alle logiche dell’effimero e della vacuità che reggono le fila del mercati discografici, spara a zero su quelle meteore musicali che riempiono i palinsesti per un solo weekend, si interroga sulle logiche del gioco che decretano o mano il successo o la morte di una hit. Abbiamo chiesto all’autore di spiegarci il suo punto di vista.


“La capra che campa anche sotto la panca” è solo in apparenza un romanzo comico: tra le righe, infatti, serpeggia un malessere, un angoscia esistenziale che lascia sgomenti. Benny Yeah non è solo figlio di questi tempi così vacui ma, letteralmente, figlio di una coppia che sembra non averlo mai amato. Cosa puoi dirci in proposito?
Mamma Iolanda e papà Filiberto non sono genitori modello, tutt'altro. Entrambi hanno come priorità la carriera lavorativa, con l'inevitabile conseguenza di dare a Benny Yeah scarse attenzioni e importanza. Sono genitori “stanchi”, chiaramente non pronti ad affrontare le richieste di un figlio che, con molta probabilità, non era programmato.

La storia di Benny Yeah, la sua vertiginosa ascesa e la sua altrettanta vertiginosa caduta, è sintomatica di una società che innalza e denigra con la stessa facilità. Ti sei ispirato a qualche autore reale ed alla sua storia?
Benny Yeah può accomunare tantissime storie e non solo di cantanti. L'ascesa e la terrificante caduta di un personaggio artistico sono, purtroppo, argomenti quasi giornalieri. Il cinema, la televisione, i giornali e tanti altri media, trattano spesso di artisti “abbandonati” e l'elenco è terribilmente lungo. Quindi no, non mi sono ispirato a nessun personaggio in particolare ma a una situazione evidente e reale che coinvolge sempre più settori.

Non ci stupiremmo se tra qualche mese Benny Yeah si ritrovasse ospite di qualche freak/show che tanto va per la maggiore (penso, ad esempio, al Grande Fratello o a L’isola dei famosi). Come vedi il futuro della tua creatura?
Senza fare spoiler sulla vita di Benny Yeah, posso dire che tutto è possibile. Si tratta di sopravvivenza, di cercare un modo per riciclarsi e farsi vedere ogni tanto. Più o meno, è come prendere una boccata d'aria solo che, al posto dell'ossigeno, ci sono (non sempre) gli applausi e le grida di chi ancora si ricorda di te. Seguendo questo ragionamento, freak show, reality show o quant'altro, sono indifferenti, l'importante è avere modo di ritornare sotto ai riflettori.

Lo scontro finale a ritmo di rap fra Benny Yeah e Gomma Sputacchiata è all’insegna dell’assurdo spinto. Eppure si tratta di un agone non così lontano dalla televisione urlata e ricca di momenti trash che affolla i palinsesti odierni…
Lo scontro finale è a conti fatti un'arena canora (più o meno) dove si cerca di guadagnare ascolti e attenzioni attingendo al ricordo di artisti del passato. L'accettare di ridicolizzarsi per calamitare lo sguardo del pubblico è una pratica, dannosa o meno, che serve ad alimentare la vita del proprio personaggio artistico. In questo caso, il rischio è quello di dare un'immagine di sé non coerente con quella iniziale... ma pur di continuare a vivere sugli schermi, questo e altro, no?

La storia di Benny ha trasformato in realtà quanto affermava Andy Warhol negli anni ’60: ognuno potrà avere i suoi 15 minuti di notorietà. Cosa pensi di quanto prefigurato dal padre della Pop Art?
Come posso dargli torto? Grazie alle nuove tecnologie, chiunque può diventare protagonista praticamente in quasi tutti i settori. La possibilità di auto-produrre video, musica e quant'altro, rende tutti “artisti”. Ogni autore cercherà poi di prevalere sugli altri, sventolando le visite al proprio account, incassando consensi e eventuali critiche e sperando poi di passare oltre, di uscire dal piccolo “studio” che è la propria camera col computer e di approdare a qualcosa di più grande e ancora più popolare. Ma qui si ritorna alla storia di Benny Yeah, perché tutti possono essere in grado di avere quindici minuti di notorietà... ma dopo?

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