26/09/2016

Un viaggio chiamato vita, l'ultima opera di Livio Cossu

Ci sono due modi di viaggiare. Col corpo e con la mente. Il viaggio dell'autore è composto delle due cose insieme.
Col corpo gira per il mondo, viaggia per tre continenti; con la mente impara a viaggiare conoscendo gli altri. Lo fa in tutta la sua vita, a volte le due cose si intrecciano, a volte si allontanano, ma rendono sempre irripetibile il momento vissuto, sempre motivo di arricchimento e di conoscenza.


Un viaggio chiamato vita. Di questo parla Il viaggiatore, l'ultima opera di Livio Cossu che, dopo l'indagine antropologico-religiosa di Io, Dio e lo sciamano, ha introiettato il suo stile narrativo diretto ed emozionante per sviscerare il suo percorso esistenziale, per raccontarsi e raccontarci le tappe lavorative, sentimentali e musicali che hanno contraddistinto il suo viaggio. Incontri e scontri, amori ed amicizie, turbamenti e ripensamenti, rimpianti e conquiste, sorrisi ed amarezze si rincorrono senza soluzione di continuità e ci regalano un quadro sincero e commovente di un uomo che non ha mai avuto paura di confrontarsi con i tanto temuti bilanci che si tracciano durante l'esistenza.
Queste le risposte alle domande cha abbiamo posto all'autore.

"Il viaggiatore" è la limpida radiografia della sua vita. Quale è stata la molla che l'ha spinta a raccontarci di sé stesso?
Ci sono, semplificando, due motivi essenziali, uno emotivo e l'altro razionale. Raccontare di sé può sembrare un atto di narcisismo, ma in realtà è stata una scelta condivisa e sostenuta dall'amico di cui racconto nella parte finale del libro, Angelo Pauz. Posso dire che, nonostante la differenza di età, siamo in perfetta sintonia su molte cose, soprattutto quelle importanti. Fu l'unica persona che, il giorno prima della presentazione di "Io, Dio e lo sciamano" colse da un mio post su Facebook la mia intenzione di abbandonare la scrittura, cosa che volevo comunicare durante l'evento a cui pure lui partecipò con un "live" di tre sue canzoni; mi disse di aspettare, di pensarci. Tornò sull'argomento dopo la serata, una bella serata, chiedendomi come potessi rinunciare a tutte le emozioni che avevamo provato, ognuno per la sua parte. E addirittura mi suggerì il tema: "Perché non scrivi della tua storia con la musica, dei tuoi viaggi, ogni tanto mi racconti qualcosa..." Così fu concepito "Il viaggiatore". 
Il motivo razionale si è sviluppato pagina dopo pagina, la consapevolezza che i miei viaggi mi hanno dato della complessità della natura umana, delle grandezze e delle cose miserabili di cui tutti, sottolineo tutti, siamo capaci. Dagli affetti ho avuto le cose più belle e dai rapporti sociali, che durante e dopo la maggiore età ho visto involversi, le delusioni più cocenti. Volevo raccontare queste cose vissute dopo i miei 18 anni, contemporaneamente al mio personale viaggio nella conoscenza di me stesso. E spesso io e il mondo avevamo direzioni opposte. Raccontare di me? No, non era questo l'obiettivo. Penso che ogni persona abbia una vita e un mondo da raccontare dal proprio punto di vista.

In un capitolo della sua opera mi ha colpito (e commosso) la descrizione che lei dà di alcune persone che hanno rappresentato un valore aggiunto alla sua esistenza. Le ha definite "persone oceano". Le andrebbe di raccontarci qualcosa in più?
Devo dire che la definizione non è mia, ma di un amico che mi ha accompagnato nelle ultime presentazioni dei miei due ultimi libri, lo ha sempre fatto da persona laica e non da prete come in effetti è. Mi definì così, "persona oceano", dopo la prima vera lunga chiacchierata durata ore, in un post che mise su Facebook dopo le due del mattino, eravamo insieme per festeggiare il matrimonio di mio figlio, io e Don Michele. Ma era una definizione molto più generale, non solo per me.
Io l'ho fatta mia. Sono quelle persone che incontri per caso, prima ti incuriosiscono, poi le conosci sempre meglio e ti accorgi che hanno dentro un mondo, un carattere che non traspare se non con la loro conoscenza. Le persone che per me ci sono sempre. E che ho incontrato dopo una vita piena di cose fatte, sbagliate o no, di passioni per le persone care, la musica, il lavoro. E mi hanno dato moltissimo, soprattutto l'entusiasmo per andare avanti e vivere nuove avventure.
Il grande amico Marco che mi ha portato a condividere i suoi amici, le sue idee, lunghe serate, il bicchiere al Bar Sport e io con lui i miei libri, le mie storie. L'amico su cui puoi contare sempre senza sentirtelo rinfacciare e con niente in cambio di tangibile, ma con la ricchezza dell'onestà, della sincerità e dell'amicizia vera.
Monica, dalle serate passate a filosofeggiare e ridere, con lei è nato gran parte di "Io, Dio e lo sciamano", con un caffè decaffeinato al suo bar preferito o durante le mostre di sue opere visuali in cui sa essere come è, dolce, dura, sensibile, geniale, piena sempre di idee nuove, grande amica, bellissima donna. Lei scrisse la bellissima prefazione del mio ultimo libro e fece il lavoro della copertina, molto apprezzata e suggestiva, per il libro da voi pubblicato in primavera. Ed infine Angelo, il mio carissimo amico, giovanissimo, 30 anni, che ha riportato nei miei giorni la musica, i colori, la voglia di vivere in modo semplice.
Credo sia impossibile descrivere la nostra sintonia, la reciproca comprensione, il rispetto e la felicità che proviamo per i successi dell'altro così come la preoccupazioni per i problemi.
Tutte "persone oceano", con profondità d'animo, purezza di spirito e altruismo. Persone in cui non esiste possibile limite, sorprendenti, affidabili, uniche. Persone con cui ho imparato il piacere di essere "spudorato", dire loro "ti voglio bene", abbracciarle senza un motivo apparente, ridere e scherzare su di me. Ma anche il piacere di averle accanto e stare zitti, guardare nella stessa direzione con un sorriso, la loro vicinanza fisica mi dà pace e serenità.

Il suo lavoro di informatore scientifico l'ha portata a conoscere un'umanità frastagliata e dalle caratteristiche molto diverse. E, malgrado lei abbia molto amato il suo lavoro, è evidente, in alcuni passaggi, un tono non conciliante e risentito nei confronti delle sue dinamiche aziendali e interpersonali. Non pensa che qualcuno possa riconoscersi tra le righe della sua opera?
Non posso escluderlo, ma secondo me è un falso problema e la lettura de "Il viaggiatore" va fatta senza paraocchi.
Chi si dovesse riconoscere nella mia descrizione mi darebbe involontariamente ragione, ma non è questo il mio scopo, non lo è mai stato. Vede, io sono spiritualmente anarchico ed ho lavorato molto correttamente per una multinazionale.
I meccanismi aziendali a cui penso lei alluda sono quelli dell'Italia di Tangentopoli, corrotti, il "do ut des" sostanzialmente mafioso. Si, quelli li ho vissuti con rabbia.
Perché noi italiani che definiamo culla della civiltà la nostra nazione ci siamo in gran parte fermati a compiacerci del nostro Machiavellismo, il fine giustifica i mezzi, ma più che avere un fine come il bene comune, dove tutti proporzionalmente avremmo un prezzo da sostenere, ci siamo fermati alle nostre personali esigenze, dei nostri "amici", e perseguiamo il nostro interesse privato con qualsiasi scorrettezza, infischiandocene e oltraggiando il bene comune. Io in quel sistema anche oggi non mi riconosco.
Qui le parole "meritocrazia", "giustizia", "uguaglianza", non solidarietà pelosa, "libertà" sono slogan sbandierati a voce alta ma sono solo contenitori vuoti.
Durante la mia lunga vita aziendale, pur rispettando gerarchie, educazione, onestà nelle mie azioni, ho inizialmente trovato persone splendide che curavano i rapporti umani anche fra i dipendenti, ho visto assottigliarsi queste fila man mano che crescevano i numeri, fatturato, dirigenti, posti al sole, attività "politiche" in funzione del "business", fino ad essere considerato io stesso un numero, un costo, falsando il vero rapporto umano ridotto anch'esso a contenitore vuoto.
Schierarsi significava rinchiudersi in gabbia, i codardi e gli arrivisti lo facevano per averne essi stessi futuri benefici, mentre io non ero codardo, delle medaglie sul petto non ne sentivo bisogno e non volevo vivere in una gabbia. Ho avuto rispetto di me stesso, rifarei tutto uguale.
Ma queste osservazioni, situazioni che descrivo posso affermare che furono comuni a tutte le grosse aziende, non solo farmaceutiche, ma metal meccaniche, mass media, chimiche, trasporti. Dovunque c'era il marcio. Così l'Italia divenne moralmente involuta, inaccettabile. Dico anche che questo è il mio punto di vista, il racconto a volte è enfatizzato e se non dai fatti è comunque ispirato da una realtà esistente.

La musica è stata una delle passioni più grandi della sua vita. Volevo sapere quale è la canzone che la rappresenta meglio e perché?
Non solo è stata, lo è ancora... Difficilissimo per me sceglierne una, mi sentirei un traditore delle non nominate. Allora me ne conceda due. Una per il passato, "Stairway to heaven" dei Led Zeppelin, la scala per il paradiso, una scala e una ricerca che non finisce mai. Ma la più importante oggi per me è una canzone del mio amico "oceano" che descrivo nella parte finale del mio libro, che lui scrisse quando ancora non ci conoscevamo. Lui è Angelo, in arte Pauz, la canzone è "Come ad Amsterdam", dolcissima e amarissima insieme, mi fulminò al primo ascolto, la sento spesso su Youtube. Descrive la fuga verso un posto ideale per cercare di cancellare dalla mente un rapporto d'amore finito. Mi riconobbi in quel pezzo, la mia Amsterdam fu Parigi.

C'è un fortissimo elemento di intima religiosità nella sua opera. Possiamo dire che, nel corso degli anni, lei sia diventato lo sciamano della sua anima?
Grazie per la splendida domanda. Mi piace che si parli di "intima religiosità", io la chiamo spiritualità, quella che tutti abbiamo dentro senza stamparci sopra un codice a barre o applicare un'etichetta. Io e me. Per quanto riguarda me inteso come sciamano della mia anima, beh' tutti possono usare i termini che più si ritengono opportuni, a me la parola sciamano evoca inconsciamente qualcosa di negativo. Direi, tanto per stare alla mia situazione attuale, che sono diventato, grazie al mio prossimo, il "viaggiatore" della mia anima, il viaggiatore viaggia per conoscersi meglio.

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