26/07/2016

L'intervista a Marco Lucchesi, autore di Un toscano qualunque

A volte la vita che abbiamo costruito, per la quale abbiamo combattuto ogni giorno, ci regala svolte drammatiche inaspettate.
L'imprevisto, gli scherzi del destino, tutto quello che pensi non potrà mai accadere, improvvisamente accade. Allora la campana di vetro che hai costruito, le certezze su cui hai posato le fondamenta del tuo vivere si rivela illusoria ed evanescente.
Ci sono romanzi che sfuggono alle etichette in quanto, nella loro narrazione, sviluppano una serie di snodi che non possono essere classificati in una rigida griglia di appartenenza. Un toscano qualunque, opera prima di Marco Lucchesi, è una di quelle opere: una storia in cui destino, gelosia, rapimenti, attentati, amara ironia e intimismo sono mixati inestricabilmente. Abbiamo fatto due chiacchiere con l'autore di questo romanzo così insolito e abbiamo scoperto che...


Quale è stata la molla che l'ha spinta a mettere nero su bianco un'opera come Un toscano qualunque?
Non c'è stata una vera molla che ha scatenato in me la voglia di scrivere questa mia prima opera. Tutto è cominciato in una sala di attesa del Tribunale di Pistoia ove aspettavo di venire ascoltato come teste in una mia indagine. Avevo un blocco notes e, snervato dalla lunga attesa, ho cominciato a buttare giù delle frasi e poi, quasi per incanto, è partita la penna.

L'aspetto più interessante del suo lavoro è l'estrema eterogeneità dei registri narrativi utilizzati e le imprevedibili svolte che ad ogni capitolo si susseguono. Cosa può dirci in proposito?
Non avevo il libro da scrivere già nella mia testa, ma la mia ricca fantasia ha giocato un ruolo fondamentale nella stesura del testo ed i continui eterogenei passaggi, sono stati dettati dalla mia idea di non annoiare il lettore con un monologo.Il disagio sociale ed economico che sta attanagliando molte fasce della popolazione italiana è ben presente nel testo. Sembra quasi che volesse dirci tra le righe che dietro la fantasia della pagina scritta non bisogna mai dimenticare la realtà della vita vera...
La vita ha mille sfaccettature e, attingendo da fatti di cronaca nera che tuttora vedono molti italiani coinvolti dalla crisi economica, mi era parso giusto ricordarli con qualche significativo passaggio. La distanza che separa il cittadino dalle Banche è ormai incolmabile e vani sono gli sforzi dei Direttori di Filiale a dare risposte concrete alle aspettative dei correntisti. Chi sta sopra di loro li ha messi in una situazione scomoda, direi tra l'incudine ed il martello.

L'amore, nelle sue molteplici sfaccettature (gelosia, indifferenza, tradimento, malinconia) è una costante dell'opera, il perno centrale che consente alla vicenda di rilanciare sempre la sua esposizione. Cosa ne pensa?
L'amore è sempre il perno della vita e spesso è il motore del destino di ognuno di noi. Quante situazioni vengono veicolate grazie all'amore, sia nel bene che nel male. Anche il più solitario degli esseri umani, ha amato o ha cercato di amare, ma il fato è stato crudele chiudendogli la porta in faccia, relegandolo ad un esilio perenne dall'amore.

Nella sua biografia ci ha confessato che il seguito di Un toscano qualunque è pronto, ma che ancora non ha visto la luce; si tratta di sua una scelta, dettata dalla voglia di vedere in che modo verrà valutato dal pubblico questa prima tranche. Allora le chiedo espressamente: come pensa che verrà valutato Un toscano qualunque dai lettori?
La scelta di tenere nel cassetto il seguito è, come ha precisato Lei, dettata dall'incertezza sul successo della mia prima opera. Questi giorni ho riletto il libro che sta per uscire ed ho provato le stesse emozioni di quando l'ho scritto, per cui spero che queste emozioni siano le stesse che proverà il lettore. A lui e solo a lui il giudizio sull'opera.

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