02/08/2016

La nuova silloge di Carlo Bramanti

Un diario sincero, in cui ogni poesia è un viaggio.
Carlo Bramanti cerca qualcosa di simile alla verità e al bene, perso nei labirinti della fantasia, nel soffio segreto di angeli smarriti in una notte troppo lunga per essere vera.
L'autore deve tutto alla scrittura e non lo nasconde: nessun viaggio gli è precluso con una penna in mano.


Carlo Bramanti è un autore capace di descrivere nella brevità di componimenti scarni tutta la complessità di un amore finito, la malinconica gioia di un viaggio terminato, tutte le chiaroscurali sfumature della vita da abbracciare nel suo complesso. Tu sei il viaggio è il diario intimo di chi non ha paura di mettere nero su bianco le proprie emozioni e rendere concreti sentimenti eterei.
Abbiamo chiesto a Carlo Bramanti di parlarci della sua nuova opera.

Quali sono i punti di contatto e quali le differenze fra questa nuova raccolta di poesie e la precedente Tu eri già poesia?
Sicuramente la sincerità di fondo delle poesie e la semplicità di linguaggio con cui vengono espressi sentimenti importanti. La mia è una poesia diretta a tutti, senza fronzoli, senza ostentazioni, ma con una gran sete di verità. La differenza sta nella consapevolezza che il tempo, ineluttabilmente, ci cambia: l'animo, in un modo o nell'altro, cerca la sua evoluzione e i suoi viaggi, nuove scoperte che diano ancora più senso all'esistenza e, perché no, al dolore.

Anche stavolta la stringatezza dell'haiku è una delle caratteristiche precipue della sua raccolta poetica…
Lo haiku e la poesia giapponese in generale nasce proprio dalla semplicità e dalla voglia di cristallizzare ogni attimo in una istantanea poetica capace di sopravvivere al tempo. Lo haiku è una scoperta, un intero mondo spirituale racchiuso in pochi versi.

Se dovesse indicare quale poeta ha influenzato maggiormente il suo stile, chi posizionerebbe sul podio?
Un poeta italiano che mi ha influenzato molto è stato Sandro Penna. Le sue poesie continuano a incantarmi, a farmi esplodere qualcosa nel petto. Versi lineari, che pescano dal sogno e da una voglia di riscatto, nonostante le esperienze, mai davvero sopita.
Sul podio immaginario, al secondo posto metterei l'immenso Neruda e al terzo l'haijin (autore di haiku) Basho: musica, armonia in versi a briglie sciolte.

Cosa pensa dell'attuale stato della poesia in Italia? Crede che ci sia ancora un pubblico capace di apprezzare l'interiore ed intima bellezza del verso poetico?
Credo che sia un po' strano parlare di poesia in un momento come questo, in cui il mondo è invaso da violenze di ogni tipo. Io credo che la gente, e i ragazzi in particolare, debbano essere educati alla poesia. Alla poesia e alla sensibilità. Spesso, quando si parla di versi, la maggior parte delle persone pensa a qualcosa di astratto, alle rime che hanno dovuto imparare a memoria a scuola, a malincuore. Ma grandi poeti come Ungaretti e Bukowski hanno dimostrato che la poesia può essere anche una voce concreta, fonte inesauribile di bellezza. Il pubblico capace di apprezzare l'interiore e intima bellezza del verso c'è ancora, ben nascosto, ma c'è ancora.

Ha mai pensato di cimentarsi in un romanzo? Oppure crede che solo la poesia sia possa rappresentarla al meglio?
Il mondo in cui mi trovo a mio agio è quello della poesia. Lì sono nel mio habitat. Ma come ho detto più volte, non mi precludo nessun viaggio…

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