31/01/2016

L'intervista a Veronica Garreffa autrice di La guardiana dei draghi

Chi ha detto che il fantasy non possa annoverare tra i suoi autori giovani scrittori di talento del nostro Paese?
Ne è la controprova questo bellissimo, monumentale, mistico e lussureggiante La guardiana dei draghi, opera che la giovanissima Veronica Garreffa ha regalato al genere. In un continuo andirivieni temporale e in un susseguirsi di ambientazioni fantastiche, profezie rivelate, eterne battaglie fra forze del bene e creature del male si snoda la vicenda della giovane Hope e della sua progressiva consapevolezza interiore. Lasciamo la parola a Veronica e vediamo di farci raccontare qualcosa in più su di lei e la sua opera.


 

Partiamo dal nome della protagonista, Hope, che nella lingua anglosassone indica “speranza”. Vorrei chiederti qual è la speranza che custodisci gelosamente nel tuo cuore...

Diciamo che, quando ho deciso di scrivere questo libro, ero appena uscita da un periodo poco piacevole della mia vita. Avevo voglia di conoscere di più me stessa, di prendere un progetto e portarlo avanti a tutti i costi. Scrivere è sempre stata una cosa che mi piaceva fin da piccola, perciò ho deciso di intraprendere qualcosa che mi appassionasse e mi mettesse alla prova allo stesso tempo, cioè scrivere un libro. Più mi immergevo in questa impresa personale, più notavo che mi faceva bene e, finalmente, avevo capito chi era Veronica. Inoltre, più delineavo la personalità della protagonista e più mi accorgevo che era come me. La Guardiana dei Draghi era diventata la mia Speranza di ricominciare da capo e diventare più forte: da qui deriva il nome Hope.

 

Nella tua biografia affermi di essere affascinata dalla cultura nipponica. In che modo il mondo del Sol Levante ha influenzato il tuo romanzo?

Insieme alla mia decisione di ricominciare da capo, è nata anche questa passione per la cultura orientale, che ha influenzato il tema principale della mia opera: trovare l’equilibrio in se stessi e in tutto ciò che ci circonda e lasciarsi alle spalle il passato per pensare al presente. Questa concezione è incarnata nel personaggio Zendor (non a caso, conosciuto anche come Zen), che è uno dei compagni di avventura di Hope e rappresenterà una guida importante per lei. Nella storia questo tema è molto evidente, perché è l’obiettivo principale da raggiungere; infatti in La Guardiana dei Draghi non è presente la classica battaglia fra il bene e il male, ma la battaglia per stabilire l’equilibrio fra di essi, poiché l’idea è che nulla deve essere completamente buono o cattivo.

 

Anche il cinema è ovviamente una delle tue principali fonti d’ispirazione. Puoi dirci quali film di genere fantasy porteresti con te nella proverbiale isola deserta?

Non ho alcun dubbio: La storia infinita. Mi ricordo che da piccola volevo guardare questo film tutti i giorni e, appena ne ho avuto l’occasione, ho voluto leggere il libro. Per me non c’è cosa più bella di una storia che non finisce mai e c’è da dire che il tema e il messaggio de La storia infinita, oltre che avvicinarmi al fantasy, mi hanno influenzato molto nella mia crescita letteraria.

 

La guardiana dei draghi è anche e soprattutto un romanzo di formazione, di crescita interiore e consapevolezza. Cosa puoi dirci in proposito?

Di solito si dice che il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è sempre una tappa critica di una persona. Ed è vero. Tuttavia anche il passaggio dall’adolescenza all’età adulta non è da sottovalutare; infatti quasi tutti i personaggi principali hanno un’età compresa tra i diciassette e i ventun anni. Nella storia che ho scritto non è soltanto Hope a dover crescere: anche i suoi compagni di viaggio, nonostante siano guerrieri o persone molto sicure di sé, devono fare i conti con se stessi. Per questo ho voluto dare vita a protagonisti, ma anche comparse, con dei caratteri ben precisi, tutti diversi tra loro, affinché il lettore si rispecchi in almeno uno di essi. Bisogna spendere anche due parole per l’antagonista, Alak Malagar: lui, in questo libro, non compare mai in carne ed ossa, ma solo nei sogni, nelle visioni e nelle menti. Questo perché lui, più che il “cattivo”, rappresenta le paure di tutti, paure che bisogna saper sconfiggere, ma anche accettare.

 

Hai altri progetti nel cassetto? Magari un’altra storia ambientata in mondi ai confini della realtà?

La Guardiana dei Draghi non è finito. Ho in mente dei seguiti da scrivere, che sono già in fase di work in progress. Il primo capitolo Il Cristallo di Lunus, si lascia delle domande dietro, molte delle quali saranno soddisfatte dal secondo capitolo, di cui posso già svelare il nome: I cacciatori di taglie. In questo secondo capitolo de La Guardiana dei Draghi, troveremo una Hope più consapevole e più forte rispetto a come l’abbiamo conosciuta nel primo; ma lo stadio finale non è ancora stato raggiunto e lei si troverà ad affrontare nuove difficoltà, insieme a nuovi personaggi che si mescoleranno a quelli vecchi in percorsi intrecciati. Per il futuro ho in mente anche altre storie, completamente diverse dal genere fantasy (il quale rimarrà sempre il mio preferito), magari di impronta sociale, quindi con un’ambientazione più realistica. Ma per questo progetto, che richiede una certa maturità e conoscenza, aspetto di crescere ancora un po’.

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