01/08/2015

L'intervista ad Anna Maria Bonamore autrice di Tutti a scuola con me

Anna Maria Bonamore ha dedicato la sua vita ad una missione: quella dell'insegnamento.

Tutti a scuola con me è il diario - ora commosso e leggero, ora ironico e malinconico - dei ricordi, dei volti, delle ore passate dall'autrice dentro le quattro mura che delimitano quel microcosmo, slegato dal mondo, che prende il nome di edificio scolastico.


Sull'onda della memoria e delle emozioni, l'autrice delinea il quadro esatto di un universo a cui tutti siamo stato legati: pagelle e scrutini, vacanze e colloqui con i genitori, interrogazioni ed esami.

E, soprattutto, il rapporto con gli alunni. Quella fetta di umanità, proiettata verso il futuro, ma ancorata ad un presente di insopportabile leggerezza, in cui dubbi e certezze, slanci vitali e profonde insicurezze, risate e primi amori, si susseguono senza un attimo di tregua.

Abbiamo chiesto ad Anna Maria di parlarci del suo lavoro e dell'altra grande passione che ha caratterizzato, da sempre, la sua vita: l'amore per la poesia e la scrittura.

 

Possiamo definire "Tutti a scuola con me" il suo sentito omaggio al mondo dell'insegnamento. Come ricorda il suo primo giorno di scuola in veste di docente?

Il mio primo giorno di scuola, in veste di docente, iniziò in maniera piuttosto caotica, ma poi si risolse nel migliore dei modi. Avevo presentato domanda di supplenza, dopo aver conseguito la Laurea e le abilitazioni per le materie letterarie, in varie scuole, vicine e lontane, per avere maggiori possibilità di lavoro. La mia fortuna (?) fu di ricevere, in prima mattina, una telefonata da una Scuola Media situata fuori Roma, per una supplenza di circa una settimana. Fui presa immediatamente dal panico: non potevo rifiutare la mia prima esperienza lavorativa, ma non sapevo come arrivare lì, essendo sprovvista al momento di un'automobile personale. Nonostante la tensione, e forse proprio grazie ad essa, riuscì a trovare, in un tempo relativamente breve, un pullman e ad arrivare alla scuola. La Preside mi accompagnò in una classe dove tanti occhietti furbi mi guardarono con un misto di sorpresa e di sfiducia; ma cominciai a chiedere i nomi dei ragazzi, spiegando il loro significato etimologico, quando era possibile, e ridendoci sopra. Intavolai una conversazione molto amichevole per conoscere le loro abitudini, meritando così la loro fiducia. Riuscì anche a svolgere una vera lezione di lingua italiana.

 

Il mondo scolastico è stato, da sempre, oggetto privilegiato di materia narrativa: basti pensare a "Sottobanco" di Domenico Starnone o a "La Classe" di François Bégaudeau.

Per la sua opera si è ispirata a qualche autore in particolare o solo dal flusso dei suoi ricordi?

Con tutto il rispetto per altri autori e altre opere, non mi ispiro mai ad altre situazioni, poiché preferisco fissare sulla carta le mie reali e personali esperienze. Inoltre, disdegno tutto ciò che è inventato e quindi non vero, a meno che non si tratti di un racconto di pura fantasia.

 

Nella sua opera il rapporto con gli alunni riveste un ruolo preponderante.

Quali sono i cambiamenti che, nel corso degli anni, ha riscontrato nella psicologia dell'universo adolescenziale?

La psicologia giovanile è la più complessa in senso assoluto, anche perché si riferisce ad un'età di cambiamenti fisici che si ripercuotono profondamente sulla personalità dei ragazzi. Talvolta ad essi si aggiungono anche traumatiche esperienze familiari e personali che, negli ultimi anni, si sono sicuramente accentuate, quali, ad esempio, la separazione tra i genitori, l'equivoco rapporto con i social network, etc. si può quindi affermare che, se il periodo adolescenziale è da sempre un momento difficile e delicato della vita umana, negli ultimi tempi la situazione appare più instabile e confusa, anche in mancanza di grandi aspettative per il futuro che la generale condizione sociale quasi non concede più. Riconosco tuttavia alla maggior parte dei giovani di oggi un migliore livello di informazione e una più profonda esperienza di vita.

 

Insegnamento e scrittura. Queste le passioni che ha coltivato nel corso della sua vita.

Quale delle due ha rivestito un'importanza maggiore nel suo rapportarsi al mondo che la circonda?

La scrittura è nata quasi per caso, anche se, in modo molto riservato, ha accompagnato molto anni della mia vita, dall'adolescenza (quasi tutti gli adolescenti scrivono poesie o tengono un diario) alla maturità, avendo su di me un effetto quasi terapeutico, come avviene anche con la musica. Ma l'insegnamento ha coinciso, quasi interamente, con la mia vita, mi ha segnato nello spirito e modificato il mio carattere, rendendomi più aperta alle sollecitazioni esterne, al rapporto con giovani e adulti, fornendomi un'esperienza e una capacità di lettura delle problematiche sociali molto più forte, ha rinsaldato e arricchito la cultura appresa sui libri, rendendomi più salda e sicura. Senza la mia cultura "umanistica", anche la mia "scrittura" sarebbe stata sicuramente meno supportata e meno valida.

 

Le storie narrate in "Tutti a scuola con me" sono reali.

Di tutti gli episodi che compongono il libro, ce ne è qualcuno a cui è particolarmente legata?

Fra i vari episodi e personaggi inseriti nel libro, anche se mantengo buoni rapporti anche con molte altre alunne non menzionate, sono forse maggiormente legata alla storia di Sara e Ombretta, di Cristina e di Giulia. Le prime due sono state delle ragazze che, pur nella loro complessità di carattere, ho cercato di comprendere e aiutare, ricavandone frutti importanti. Le altre due alunne hanno costituito per me un vero conforto per l'affetto che mi hanno dimostrato; e se Giulia, oggi felicemente sposata, vive e lavora ormai in Francia, mi rimane un collegamento costante, benevolo e simpaticissimo con "Ciccina", cioè Cristina, che ancora ricorda, e questo per me è un mistero, la data del mio compleanno. Anche Silvia mi è rimasta nel cuore, per la sua intelligenza e la sua sensibilità. Ragazzi, è bellissimo essere insegnanti!

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