29/02/2016

L'intervista a Rosalba Granata autrice di Capodanno a settembre

Alcuni luoghi, custoditi gelosamente dentro al cuore e nella profondità della memoria, hanno la particolarità di trasformarsi in geografie dell'anima. 
Per Rosalba Granata, l'autrice del toccante Capodanno a settembre, Maiori è uno di essi. Un incantevole paese in provincia di Salerno, affacciato sugli splendidi paesaggi della costiera amalfitana, dove l'autrice ha trascorso tante, indimenticabili estati. Abbiamo chiesto a Rosalba di parlarci della sua opera e di svelarci qualcosa in più di sé stessa...


 

"60 giorni di pura esistenza": così un giovane poeta di Roma ha definito l'estate nella raccolta 66 ore di poesia. Pensa che una simile definizione possa calzare con quanto descritto nella sua opera?

La definizione, seppur molto efficace, mi suggerisce una visione "spirituale" del mio rapporto con Maiori, caratterizzato - invece - da elementi intrisi di realtà. Rappresenta solo in parte le mie emozioni che, allo stesso tempo, sono esaltate dalla ritualità dei piccoli gesti quotidiani. Direi piuttosto "...60 giorni di PIENA esistenza..."

 

Leggendo Capodanno a settembre sono rimasto molto colpito dalla soffusa malinconia che traspare dalla narrazione, in particolar modo quando descrive i preparativi che precedono la partenza dal luogo di vacanza, il suo appoggiare la mano sulla porta di casa, quasi a dare un ultimo saluto a quelle mura che l'hanno accudita in quei mesi....

è proprio nella ritualità che ritrovo il mio legame, rafforzato dalla responsabilità di trasmettere la testimonianza degli affetti che non ho più, nel tentativo di dare loro un briciolo di immortalità...

 

Passano gli anni, eppure Maiori, malgrado qualche piccolo cambiamento, sembra restare un luogo immutato nel tempo, una sorta di paradiso perduto in cui rifugiarsi. Non crede che una simile visione risenta troppo di una narrazione soggettiva che, forse, non trova riscontri nell'oggettività?

Sebbene la soggettività connoti inevitabilmente le autobiografie, nel mio racconto si rivela soggettivo il ricordo che suscitano gli odori che, da sempre, hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare in modo oggettivo gli eventi descritti. Si può dire, quindi, che il ricordo è - per definizione - un elemento soggettivo, ma l'odore percepito da tutti resta ed è oggettivo.

 

Ogni capitolo con cui è scandito il libro rimanda ad un odore, ad un profumo, ad una essenza che, immediatamente, diventa il tramite per il riaffiorare dei ricordi. Perché ha scelto un simile espediente narrativo?

L'idea del libro nasce per il desiderio di fissare e rendere tangibili i ricordi di una vita. Nel setacciare la memoria ho scoperto che i più pregnanti erano sempre legati alla suggestione di un profumo. L'immagine puramente visiva di un ricordo tende all'evanescenza mentre un odore, invece, fissa l'emozione. I profumi, quindi, nella loro forza evocativa, hanno creato un filo conduttore che mi ha aiutato a capire quali circostanze avessero davvero inciso nella mia vita. Inoltre, spero anche che chi non ha avuto l'occasione di conoscere quei luoghi, possa almeno sentirsi immerso nelle diverse fragranze.

 

Il suo lavoro è eminentemente autobiografico e denota una capacità descrittiva, un linguaggio e uno stile sicuramente non comuni. Non pensa di essere pronta a cimentarsi con un'opera completamente avulsa dalle memorie personali?

Ho concluso Capodanno a Settembre da alcuni anni e recentemente ho iniziato a scrivere una storia, non autobiografica, la cui idea è nata per caso, mentre esploravo un mercatino dell'usato...

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