11/06/2016

L'intervista a Pierpaolo Ianni autore di Oases of Freedom

Il libro ricostruisce una pagina importante della Seconda guerra mondiale: la missione della Linea Gotica. 
Oases of Freedom è un saggio storico importante. Non solo perché frutto dell’accurata ricerca che l’autore, Pierpaolo Ianni, ha condotto nei principali archivi italiani e britannici. Lo è perché poggia le sue basi su sentimenti che non si possono cancellare, su emozioni e ricordi indelebili, sulla voglia di riconoscenza e gratitudine di un nipote verso il nonno.


Il lavoro è volto a ricostruire una pagina importante del secondo conflitto bellico, ovvero gli sforzi che molti uomini, di diversa nazionalità, ma uniti da un comune desiderio di libertà, tra cui il pilota dell’aeronautica militare Enzo Ianni, profusero per infrangere la cosiddetta Linea Gotica, ovvero la linea fortificata difensiva voluta dal feldmaresciallo tedesco Albert Kesselring nel 1944 nel tentativo di rallentare l’avanzata dell’esercito alleato comandato dal generale Harold Alexander verso l'Italia Settentrionale.

Abbiamo voluto chiedere a Pierpaolo Ianni, l’autore di Oases of Freedom, di parlarci dei motivi che lo hanno spinto a cimentarsi con un’opera così impegnativa e storicamente accurata, filtrato però da una vena di autentica commozione…

 

Il suo lavoro è un saggio storico. Eppure colpisce la modernità stilistica con cui è stato costruito, tanto che, a volte, sembra di trovarsi dentro le pagine di un romanzo…

Scrivere un libro di storia significa compiere una ricerca. Scrivere di storia, soprattutto su un periodo come la Seconda guerra mondiale, significa intervenire su un argomento su cui molto è stato pubblicato. Esistono biblioteche intere legate alle campagne militari e agli uomini che furono coinvolti in quel conflitto. Il contributo che ho cercato di dare attraverso questa pubblicazione è quello di riportare alla luce episodi importanti del nostro passato che la storia ufficiale non ha approfondito. Attraverso le fonti è possibile ricomporre fatti poco noti o inesplorati, cercando di ricostruirli rispettando la veridicità di quanto riscontrato nei documenti ufficiali e attraverso le testimonianze di quanto è stato raccontato dai protagonisti che presero parte a quegli avvenimenti. Ecco perché ho scelto la forma della narrazione, per trasmettere al meglio fatti, valori, sentimenti, che racchiudono l’essenza stessa della nostra umanità.

 

Prima di Oases of Freedom, ha pubblicato Dai cieli del Mar Rosso all’Italia - Storia del pilota dell’aeronautica Enzo Ianni dall’Africa alla Resistenza sulle Alpi Apuane (2005). Quali sono le maggiori differenze fra i due lavori?

Il primo libro aveva l’obiettivo di narrare l’intera vicenda di mio nonno dagli esordi nell’aeronautica militare dove, giovanissimo, era entrato a far parte del 1° Stormo, al periodo in Arabia Saudita, fino al ritorno in Italia e alla promozione al grado di capitano nel 4° Stormo Caccia, avvalendomi principalmente di testimonianze e fonti d’archivio italiane. Questa nuova pubblicazione è invece frutto di un’indagine presso gli archivi in Regno Unito ed in particolare ai National Archives di Londra. Dovendo ricostruire il ruolo del S.O.E. (Secret Operations Executive) mi sono avvalso principalmente di fonti storiografiche britanniche. Questo nuovo libro si occupa della missione della Linea Gotica e degli avvenimenti e dei protagonisti che la resero possibile.

 

Per realizzare Oases of Freedom ha svolto le sue ricerche storiche presso i principali archivi italiani e i National Archives di Londra. Quale è stata la metodologia utilizzata?

Il grande palazzo che ospita i National Archives è quasi una cittadella della storia nel cuore di Kew Garden. È stato importante per orientarmi efficacemente nella consultazione delle raccolte documentarie il contributo e l’assistenza degli archivisti. Prima di andare in Regno Unito avevo avuto modo di consultare i cataloghi on line dei National Archives. Dopodiché, arrivato a Londra, ho dovuto passare molte ore a visionare i documenti contenuti nei faldoni e sbobinare lunghi rotoli di microfilm. Nel 2009 alcuni documenti erano ancora sottoposti al segreto ed è stato così necessario tornare più volte. Inoltre, sono state importanti le ricerche effettuate presso l’Archivio Storico dell’Aeronautica Militare di Roma. Il flusso della Storia non si può ricostruire nella sua complessità, tuttavia nella selezione e nella consultazione dei documenti, che sono necessari per far rivivere nella memoria una parte del passato, come la vita di un uomo o una missione di guerra, è necessario essere oggettivi. Bisogna far parlare i documenti, interrogarli, senza pensare di avere già le risposte. Questo spirito di ricerca della verità ci deriva direttamente dalla tradizione greca. I greci per dire verità usavano la parola ἀλήθεια. Una parola composta (ἀ–λήθεια) il cui significato è appunto “non dimenticanza”.

Oltre alle giornate passate negli archivi, sono stato avvantaggiato dal fatto che, quando ho iniziato ad occuparmi dell’argomento, alcuni dei protagonisti erano ancora in vita. Ho potuto intervistarli, ascoltare le loro testimonianze e comprendere le loro emozioni.

 

La storia ripete sempre se stessa. Trova delle affinità fra il pericolo alle porte rappresentato dall’ISIS e l’ondata nazifascista che si abbatté sul mondo?

Si tratta di due fenomeni diversi, dovuti a contingenze storiche e socio-politiche differenti. Rimane il fatto che ogni volta che l’uomo sceglie la violenza torna ad essere “quello della pietra...”, facile preda di istinti primitivi. Ogni volta che rinuncia alla ragione, all’incontro, al confronto con l’altro, rinuncia alla parte più nobile della sua umanità: rinuncia all’intelligenza. Quando ciò accade, non si riconosce alla vita la sua sacralità. Si dimenticano valori come la solidarietà, la condivisione, la compassione: il dolore dell’altro non ci commuove, perché non ci tocca. Nell’altro si vede solo un nemico da abbattere, un ostacolo da eliminare, quando in realtà si dovrebbe vedere solo un compagno di viaggio, e possibilmente un fratello.

 

In ultimo vorrei chiederle una testimonianza non storica, ma sentimentale riguardo suo nonno. Se fosse accanto a lei in questo momento cosa gli direbbe?

Mio nonno, con il suo coraggio e la sua esperienza di vita mi ha insegnato molto e soprattutto mi ha educato a comprendere il valore della libertà. Le sue parole, i suoi racconti, le sue riflessioni sono sempre stati un’occasione di crescita. A volte sono così vive in me che mi sembra di sentire la sua voce. Oggi gli chiederei di aiutarmi a conservare e a difendere la speranza per affrontare le sfide di ogni giorno.

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