30/03/2016

L'intervista a Giovanna Profilio autrice di Elettroshock

Strano a dirsi, ma stavolta l’horror, quello con la H maiuscola, sanguinario, crudele e shockante porta la firma di una donna.
Elettroshock, il nuovo romanzo di Giovanna Profilio, dimostra finalmente quanto il genere più tenebroso della narrativa non sia appannaggio del solo universo maschile (e la lista dei nomi, da Stephen King ad Edgar Allan Poe, da Howard Phillips Lovecraft a Clive Barker potrebbe essere lunghissimo...). Mutanti, genetica, omicidi, sesso: il mix che questa giovane autrice siciliana (Milazzo l’ha vista nascere...) ci regala è un tuffo nell’Acheronte più buio e profondo. Abbiamo chiesto a Giovanna di svelarci qualcosa in più del suo lavoro e della sua anima...


 

Vorrei partire dalla fine del tuo romanzo, in particolar modo dalla lettera conclusiva che la protagonista, Evelyn, riceve da Wolf. Sbaglio, o è un esplicito rimando alla lettera che chiude il bellissimo romanzo di Niccolò Ammaniti “Ti prendo e ti porto via”?

Beh, intanto grazie per avermi concesso questa intervista. Questa è una domanda davvero curiosa.

Curiosa perché non ho ancora avuto il piacere di leggere il romanzo di Ammaniti. Quindi direi che no, non è un esplicito rimando a questa storia. Credo sia solo una strana coincidenza. Di sicuro, correrò a leggere quel libro. La lettera è nata per “definire” la posizione di questa non coppia. Un finale, per loro, era d’obbligo. Lasciare uno spiraglio di luce era il minimo che potessi fare.

E vista la sfumatura dolce e romantica del protagonista maschile, quale Wolf, credo sia stata la dichiarazione che si addiceva di più al personaggio.

 

Elettroshock” affronta il tema dei mutanti e della loro frastagliata psicologia. Pensi che ci siano dei punti di contatto con la saga cinematografica degli X-Man?

Assolutamente no. É stata più un’idea che ha preso spunto dalla serie Tv "The Flash".

Sono una persona che trae ispirazione da tutto ciò che vede, sente o tocca. Basta anche una piccola cosa per far crescere poi una vera e propria idea di trama. Seguo molto questa serie e quando ho riscontrato delle falle all’interno della mia idea di base, mi è stata molto utile. Ho capito come potevo plasmare la storia per renderla credibile, e tramite le ricerche svolte per far combaciare tutti i punti sono riuscita a saltarne fuori.

 

Non è la prima volta che ti cimenti con il genere horror, avendo già scritto “La dimora del vampiro - L’iniziazione”, primo capitolo di una bilogia sui succhiasangue. Allora mi interessa sapere chi apprezzi maggiormente tra Anne Rice, autrice di “Intervista col vampiro” e Stephenie Meyer, autrice di “Twilight”.

Qui non ho dubbi. Preferisco lo stile dark e crudo della Rice. Intervista col vampiro è senz’altro uno dei miei libri preferiti. Ho apprezzato anche il film che ho visto e rivisto infinite volte. Direi che senza dubbio, è una di quelle autrici che comprerei a occhi chiusi.

In quanto al fattore horror, se dovessi catalogare La Dimora del Vampiro a un genere, direi che è decisamente più fantasy che horror. Elettroshock è di sicuro il mio primo esperimento in questo campo e sono felice del risultato.

 

Sei nata in Sicilia, una regione solare e vacanziera, ma anche ricca di credenze popolari e tradizioni ancestrali. Credi sia possibile ambientarvi un romanzo horror?

Una domanda davvero particolare... io sono una persona che non si preclude mai niente nella vita. Chi lo sa, magari il prossimo anno sfornerò un altro racconto ambientato proprio nella mia terra. Penso che di certo, la storia e la mitologia favoriscano molte idee che potrebbero tranquillamente prestarsi per storie dell’orrore. Sin da quando ero bambina, mia nonna era solita intrattenermi con racconti di questo genere. Uno tra tanti, la licantropia. Una malattia molto diffusa qui nella mia terra. Chi può dirlo, magari ci farò un pensierino...

 

Il sesso nella tua opera è carnale, sanguigno, violento. Eros e Thanatos, nel tuo caso, sono indissolubilmente legati. Cosa puoi dirci in proposito?

È una delle poche scelte che ho preso quasi subito. Scegliere il tipo di approccio sessuale che l’ospite avrebbe avuto è stato semplice. Dopotutto è mutata con un mostro, non ci si può aspettare che ci vada dolcemente. Ha istinti animali, che la portano appunto a comportarsi in modo poco convenzionale. Per gli ospiti, il sesso è più un atto carnale che sentimentale. Nonostante riescano a provare l’amore e a manifestarlo per i loro simili. E poi, il sesso per loro è come la sigaretta dopo il caffè: quando uccidono qualcuno, il desiderio carnale li richiama a sé. Non so perché ho scelto questa cosa, in verità credo sia nata casualmente, senza essere premeditata.

Credo che l’eros dosato con l’amore, sia ormai uno dei troppi cliché, usato e abusato nei romanzi di oggigiorno e non ce lo vedevo proprio tra le pagine di Elettroshock. Magari lo lascio intriso nella penna dei miei romanzi rosa.

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