29/06/2016

Un universale romanzo d'amore gay

La parola amore non ha limiti di genere, identità, sesso, confini.
O.T. Nadir.
Dietro questo enigmatico pseudonimo si cela una giovane autrice ligure, qui al suo esordio letterario. Un esordio che, lo diciamo senza timore di essere smentiti, e senza la paura di essere tacciati di magniloquenza, è quanto di più bello abbia partorito la narrativa italiana degli ultimi anni.


Siamo a Parigi, negli anni ‘90. Chris ha 18 anni e studia per diventare attore presso l'Accademia di arti sceniche. Con lui c'è Jerome, scrittore e suo migliore amico fin da bambino, con il quale ha intrecciato da tempo una relazione complessa basata su sesso e possesso e su un amore non riconosciuto. Una storia che funziona, finché Chris non conosce François. Bello come un dio, entra nella vita di Chris e la sconvolge, con la sua innocenza e i suoi segreti, con i suoi dolori e la sua malattia.
Questa, in estrema sintesi la trama di un romanzo che essenzialmente parla d’amore, declinandolo in ogni sua infinita variabile. Una storia d’amore ambientata fra le stanze, i corridoi, le aule dell’Accademia di Belle Arti di Parigi. Una passione travolgente all’ombra delle rue parigine, dei bistrot e delle mille luci di una città melodrammatica e romantica.
Una love story in cui omosessualità, passione, sesso, desiderio, rimorso, rimpianto, ironia e dramma, slanci e ritrosie, sguardi e sussurri, odori e umori, avvolgono il lettore fin dalle prime pagine, lo attanagliano con uno stile ipnotico, magistrale nella descrizione di ambienti e psicologie, amplessi e lacrime, arte e sublimazione del sensi.
L’amore ai tempi dell’adolescenza. Quella strana età in cui tutto sembra a portata di mano e allo stesso tempo irraggiungibile, in cui la vita si rivela in tutta la sua abbagliante bellezza e abissale crudeltà. Non è un caso che leggendo l’opera della Nadir venga in mente Le regole dell’attrazione di Bret Easton Ellis, anche essa opera sui desideri e sulle pulsioni, sul desiderio inappagato e sull’agognata, spesso impossibile, ricerca dell’anima gemella. Ma se nell’opera dell’autore losangelino la disperazione, la ferocia e il cinismo erano padroni della pagina, qui, al contrario si respira un tono di sommesso blues, di lacerante mestizia, di polvere di sogno. 
La soglia del silenzio è un’opera che farà parlare di sé, che va apprezzata in ogni sua riga, in tutta la sua monumentale vastità (964 pagine che abbiamo deciso, in accordo con l’autrice, di editare in due volumi prima e seconda parte), nei dialoghi mai artificiosi o ridondanti, nelle sfumature dei caratteri che la compongono.
Finalmente ci troviamo davanti ad un romanzo che parla di amore gay da un punto di vista universale, ricordandoci, una volta per tutte, quanto la parola amore non abbia limiti di genere, sesso, identità, confini.
Un romanzo che forse potrà far storcere il naso ai bacchettoni, far gridare allo scandalo gli omofobi e i sostenitori della cosiddetta “normalità”, disgustare le frange cattoliche e benpensanti che vedono, ancora e per sempre, l’unione fra due anime esclusivamente di sesso opposto, volte alla creazione di un nucleo famigliare, alla realizzazione di una felicità che, spesso, si rivela effimera e ha la consistenza marmorea delle mura di una prigione conformista.
La soglia del silenzio invece rompe queste mura, grida al mondo tutta la potenza del sentimento, sdogana il sesso con un impeto che sbalordisce, spinge il lettore nelle pieghe carnali di un amour fou, dove arte, malattia, disperazione, rimpianto e speranza nel futuro sono padroni incontrastati.
La lezione che scaturisce dalle pagine di questo capolavoro è unica ed irremovibile: vivere l’amore in ogni sua forma, lasciarsi trasportare dalle passioni contro tutto e tutti, sorridere alla vita, malgrado la disperazione che può annidarsi, improvvisa, in ogni attimo della nostra esistenza.

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