19/05/2017

Intervista a Helena Paoli autrice del secondo volume di Cronache dall'eternità

Prigioniera delle tenebre è il secondo volume della saga Cronache dall’eternità. Rispetto ai toni fantasy del precedente romanzo, sceglie di virare al nero e di condurre il lettore in una dimensione in cui gli elementi horror e allucinatori sono sempre più presenti. Il tema cospirativo e quello della ricerca di una verità sempre più enigmatica e incomprensibile prendono il sopravvento in una trama ricca d’inquietanti dettagli soprannaturali.
Oggi siamo qui con l’autrice, Helena Paoli, per parlare un po’ di questo nuovo capitolo.


Abbiamo lasciato Juliet, la protagonista del primo libro, Principessa del tempo, nel Mondo di Mezzo, un limbo tra la realtà che tutti conosciamo e quella in cui vivono gli Eterni, le creature che scrivono il destino degli esseri umani. Come mai, invece, il racconto non riparte da dov’era finito?
Nel primo volume, avevo portato avanti la narrazione parallelamente sul piano del presente e quello del passato. Ho voluto mantenere questa caratteristica anche in Prigioniera delle tenebre, perché, in questo modo, sarà più semplice immergersi nuovamente nell’universo immaginario per chi abbia letto il primo capitolo di Cronache dall’eternità al momento della sua pubblicazione e per chi si dovesse avvicinare adesso alla saga, con questo libro.
Tuttavia, pur mantenendo lo schema narrativo precedente, i lettori si stupiranno nello scoprire diverse differenze...
Inoltre, uno dei temi fondamentali della saga è sicuramente quello della memoria, che ci rende quelli che siamo. Juliet, non ricordando alcuni frammenti del suo passato, è costretta nuovamente a porsi delle domande su di sé. Anche perché, nonostante la magia e i viaggi interdimensionali, è pur sempre un’adolescente.

L’universo in cui si muovono i personaggi di Cronache dall’eternità è evidentemente di matrice dantesca: in che modo la cultura del nostro Paese l’ha ispirata nella creazione dei suoi romanzi?
Ho frequentato il Liceo Classico, per cui ho respirato intensamente le atmosfere delle opere che hanno portato alla formazione della cultura italiana contemporanea. Il genere fantasy, però, appartiene a una tradizione nordica, di conseguenza inevitabilmente i miei romanzi sono diventati miscele di elementi nostrani e stranieri.
Il mito di Orfeo ed Euridice era alla base di Principessa del tempo, anche se ho preferito dare vita a un’eroina che sarebbe riuscita a scappare dai suoi Inferi personali senza essere salvata. In Prigioniera delle tenebre vi sono riferimenti a più leggende, ma in maniera meno esplicita.
La divisione schematica in tre realtà propria del primo volume e allusiva rispetto all’opera di Dante viene decisamente stemperata nel secondo capitolo, con la rivelazione dell’esistenza d’infinti Mondi, ma sicuramente la mia fantasia non avrebbe dato vita a nessuno di essi se non mi fossi appassionata così tanto alla cultura letteraria del nostro Paese.

Oltre al tema della morte, è molto presente in entrambi i libri quello della libertà. Qual è il motivo di questa scelta?
Proprio a causa della mia formazione classica, sono entrata in contatto col tema della predestinazione, che era particolarmente vivo nell’antichità, ma che bussa anche alla porta delle menti di noi contemporanei.
Gli Eterni, le creature che governano l’universo in cui si fa strada la protagonista, hanno il compito di scrivere i destini degli uomini: Juliet nel corso della saga dovrà riflettere sul tema della scelta e capire cosa significhi fino in fondo essere liberi. Credo che al giorno d’oggi sia necessario comportarsi allo stesso modo, anche se non sono sovrannaturali le creature che minacciano il privilegio per cui tanti hanno combattuto prima di noi. Analizzare un principio che spesso diamo per scontato è un modo per tornare a valorizzarlo, e io stessa sono stata costretta a pormi delle domande con i miei personaggi. Ovviamente per poter conoscere la nostra risposta, i lettori dovranno aspettare la conclusione della storia.

Anche in questo capitolo le relazioni sentimentali di Juliet hanno un ruolo considerevole. In che modo la tua storia si distingue rispetto alle altre appartenenti allo stesso genere, relativamente a questo aspetto?
Penso che il fantasy non abbia età, ma, pur essendovi in Prigioniera delle tenebre diversi personaggi adulti, la storia è raccontata con gli occhi di un’adolescente. Juliet è quindi alle prese con la scoperta del suo mondo emotivo oltre che con un tentativo di salvezza dell’umanità: i suoi sentimenti sono un elemento cardine della storia.
Personalmente trovo che l’idea della giovane indecisa tra due giovani dai caratteri opposti sia stato abbondantemente approfondito, e non solo nella letteratura fantasy. Di conseguenza non ero interessata a seguire pedissequamente le dinamiche relazionali che ormai sono diventate parte di un vero e proprio codice narrativo.
In Principessa del tempo ho raccontato due storie d’amore: una che vedeva coinvolti Juliet e Will, il ragazzo sarcastico del Mondo di Mezzo; l’altra aveva per protagonisti Juliet e Jess, l’amico di sempre. La prima avventata, impulsiva e passionale; la seconda delicata, leggera e nostalgica. Il lettore le ha vissute parallelamente, ma non perché Juliet sia una protagonista indecisa come tante. Semplicemente sono nate su livelli temporali diversi. Sono persino narrate con tempi e persone differenti.
Nel secondo volume passato e presente sono invertiti, perché, quando ho cominciato a scriverlo, ero interessata a esplorare il modo in cui Juliet si sarebbe relazionata ai due ragazzi con dinamiche diverse. Risulta sempre più evidente che Will e Jess non siano meramente due stereotipi, ma simboli di due vite separate, anche se sempre più vicine.
Il risultato del mio esperimento mi ha sorpreso, e non vedo l’ora di conoscere il parere dei lettori.

Il finale ci lascia intendere che ci sarà un seguito. Sa già di quanti volumi sarà composta la saga?
Ho progettato una trilogia, tuttavia ho tantissimo materiale relativo all’universo in cui si muovono i protagonisti, per cui non si tratta di una scelta definitiva. Molti aspetti della mia realtà immaginaria non sono stati ancora esplorati, né nel primo volume, né in Prigioniera delle tenebre. Saranno i personaggi e i lettori a decretare la fine di quest’avventura!

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