17/02/2017

La morte può far rifiorire la vita

La morte di un adolescente, lo sconforto degli amici, lo sconquasso tragico dei genitori. Una vita interrotta sul più bello, senza che possano essere consumati ogni, desideri, aspettative, amori. Ma da questa tragica fatalità, forse, è possibile ripartire.
Ed è quello che accade ad una serie di personaggi, quasi tutti senza legami con questo adolescente che ci ha lasciato, e provare ad affrontare la vita con uno sguardo e una voglia di farcela più matura e consapevole. Di questo parla “Il giardino di Mattia”, opera prima di un’autrice, Daniela Ippoliti, che è riuscita con il suo romanzo a regalarci un magnifico inno alla vita. Abbiamo chiesto a Daniela di parlarci un po’ meglio del suo lavoro...


La cosa che più colpisce del suo lavoro è la capacità di tratteggiare personaggi comuni, semplici nella loro quotidianità, eppure mai banali e, in un certo qual modo, straordinari nella loro ordinarietà. Cosa può dirci in proposito?
Dietro ogni individuo esiste una storia che è assolutamente unica ed irripetibile. Io credo che le caratteristiche di ogni persona siano il risultato del suo passato e della storia che sta vivendo ogni giorno. I personaggi del mio libro si ispirano a persone reali che ho conosciuto o per motivi professionali (faccio il medico e per questo vedo e parlo con tanta gente tutti i giorni) o che fanno parte della mia vita. Io non ho fatto altro che lavorare un po’ di fantasia prendendo spunto dalla vita reale di molti di loro.

Primi amori, tradimenti, malattie, abusi domestici, bullismo, crisi matrimoniali: i temi che tratta nel suo romanzo sono molteplici e sfaccettati. Sembra quasi che lei abbia voluto illustrare dei casi limite e trovare una soluzione alle loro problematiche...
Non li chiamerei casi limite, ahimè. Nel libro ho fatto una carrellata di situazioni e storie molto più frequenti di quanto non immaginiamo. E non avvengono solo alle persone estranee di cui sentiamo parlare al Telegiornale ma anche a chi conosciamo più o meno profondamente. A volte, visitando in ambulatorio, insieme alle malattie organiche, vengono fuori delle situazioni così tristi o divertenti o assurde che non basterebbero 100 capitoli di un libro per poterle raccontare tutte. Qualcuno mi ha rimproverato il fatto che per ogni situazione ho cercato un” lieto fine” e forse è vero, ma ho voluto lasciare sempre uno spiraglio aperto alla speranza. In fondo anche Manzoni, alla fine, fa sposare Renzo e Lucia, dopo che i due ne hanno passate di cotte e di crude!

Mi ha molto colpito il capitolo sulla professoressa Ada, un’insegnante che, quasi per caso, scopre la generosità in quegli alunni che riteneva aridi e privi di sentimenti. Reminiscenze scolastiche o puro frutto di fantasia?
Un po’ tutte e due le cose. Ada è una dei tanti laureati italiani che, per non morire di fame decidono, a malincuore di ripiegare sull’insegnamento dopo che i sogni di altre carriere sono sfumati nel nulla. È più che comprensibile che il rapporto con i ragazzi, per giunta adolescenti (e quindi di per sé difficili), non possa essere tra i più idilliaci. Ada però è fondamentalmente buona… solo che non lo sa o ha paura di ammetterlo anche a sé stessa.

La sua opera è pervasa da una malinconia tenera e struggente, e la chiusura del romanzo, una sorta di ultimo fotogramma sulla mamma di Mattia, investe il lettore di una commozione autentica ed estremamente realistica. Vuole spendere qualche parola su questo finale?
Io sono una mamma. Sono anche tante altre cose, ma sono innanzi tutto una mamma e credo che la perdita di un figlio sia ciò che di più devastante possa accadere ad una madre. Ho avuto l’opportunità di conoscere alcune donne che hanno perso i loro figli e anche se si sono fatte forza e hanno continuato a vivere lo loro vita, ogni volta che parlano dei loro ragazzi scomparsi il loro volto cambia e assume una espressione di dolore misto a nostalgia inguaribili. I loro figli sono il primo pensiero che le sveglia al mattino e l’ultimo che le accompagna prima di addormentarsi. Ed è quello che fa Sara.

Il giardino di Mattia è il suo esordio nella narrativa. Ha qualche progetto nel cassetto di cui può anticiparci qualcosa?
Si ho già più di un progetto. Ho scoperto che scrivere è, per me, ancora più bello ed entusiasmante che leggere (cosa che ho sempre amato e ho sempre fatto sin da bambina). Ora non mi resta che verificare e... sperare che si entusiasmi anche chi leggerà questo libro!

Share :

Lascia un commento

Facci sapere cosa ne pensi.